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Dolcificanti
I dolcificanti sono presenti in una vasta gamma di alimenti: dalle conserve di
frutta alle zuppe in scatola o disidratate, dai biscotti ai gelati, dalle bevande alcoliche
alle gomme da masticare fino ai prodotti vitaminici ed ai farmaci.La scelta della molecola
dipende dal tipo di alimento, dalle proprietà fisico-chimiche (solubilità,cristallizzazione,
attività antiossidante),dalla resistenza al calore,dalla stabilità nel tempo e dalla
eventuale presenza di retrogusto e proprio per evitare quest’ultima ipotesi è frequente
la combinazione di più molecole.
I cosiddetti "grandi obesi", cioè le persone che superano i 130 chili di peso, sono ormai un vero e proprio esercito. Circa
un italiano su dieci porta infatti la taglia extra-large e ben 3 su 10 sono sovrappeso.
Tipi di Dolcificanti
I dolcificanti si dividono in :
dolcificanti energetici in quanto forniscono una considerevole fonte calorica per l’organismo;essi sono di
origine naturale e pertanto non è stabilita la dose giornaliera accettabile
dolcificanti intensivi che sono di origine sintetica e sono consigliati nei casi in cui ci deve essere
un risparmio energetico quali soprappeso e obesità oppure in presenza di patologie legate ad un alterato metabolismo
degli zuccheri come diabete ed ipertrigliceridemia.
Tra gli energetici abbiamo gli zuccheri, come il saccarosio, il fruttosio e altri zuccheri; e i polioli come il sorbitolo, il mannitolo e lo
xilitolo.
Tra gli intensivi abbiamo l'aspartame, l'acesulfame, la saccarina e il ciclamato.
Aspartame
L’aspartame è la combinazione di due aminoacidi (acido aspartico e fenilalanina). L’aspartame presenta
delle qualità organolettiche simili allo
zucchero, e ne è 200 volte più dolce. L’aspartame, essendo una proteina, fornisce un modesto apporto calorico (4 Kcal/g), che è
praticamente trascurabile visto il suo alto potere dolcificante. L’aspartame, per la sua instabilità chimica, non può essere
utilizzato nelle soluzioni acide o in alimenti sottoposti a cotture con elevate temperature (forno e fritture) perché, tali
condizioni, potrebbero provocarne l’idrolisi con una conseguente diminuzione del potere dolcificante. Sono stati evidenziate,
in numerosi studi clinici, possibili reattività crociate dell’aspartame con i sulfamidici (Bacrim, Eusaprim, Chemitrim,
Gantrim). L’aspartame, a dosi superiori 30mg/Kg, può causare un aumento dei casi di cefalea. La metabolizzazione dell’aspartame
può portare alla formazione di metanolo. Il metanolo che si forma è in quantità tali da non causare preoccupazioni. Altri
effetti collaterali conosciuti sono: angioderma, orticaria, panniculite nodulare. Come prima descritto l’aspartame contiene
fenilalanina, l’assunzioni anche di modeste quantità di tale aminoacido è controindicato nei pazienti affetti da
fenilchetunoria. La contemporanea assunzione di glucosio e aspartame, sembra non avere
ripercussione sui livelli plasmatici di alcuni mediatori chimici neurologici,
quindi è possibile escludere qualsiasi modificazione del comportamento e dello
stato di umore.
Ciclamato
Il ciclamato è il sale sodico o calcico dell’acido cicloesilsulfamidico. È impiegato da oltre 30 anni nella
preparazione di cibi dietetici e soft drinks. Il ciclamato presenta un potere calorico 50 volte superiore al saccarosio, ed
è spesso associato alla saccarina per aumentarne il gusto. I ciclamati sono eliminati principalmente dal rene e in misura
minore dall’intestino; una parte, circa il 30%, viene metabolizzata in cicloesamina, tale metabolita ha dimostrato di provocare
cancro nella vescica dei ratti. Per tale motivo la FDA americana ha proibito, dal 1987, l’uso del ciclamato in tutto
il territorio degli Stati Uniti. Numerosi studi, effettuati successivamente, tendono a dimostrare che questa carcinogeneità
è specifica per il ratto, poiché questa specie animale metabolizza il ciclamato differentemente dall’uomo. La FAO/WHO,
dopo aver preso visione di tutti gli studi effettuati, ha raccomandato di non superarne una dose giornaliera, espressa
come acido ciclamico, pari a 0-11 mg/kg. I ciclamati possono inoltre causare: dermatite, prurito, eczema e
fotosensibilizzazione.
Saccarina
La saccarina, sulfimide benzoica, ha un potere dolcificante 500 volte superiore al saccarosio. La saccarina, messa
in commercio già dai primi del ‘900, è una sostanza chimicamente stabile, quindi può essere impiegata in bevande e in cibi
sottoposti a cottura. La saccarina non viene metabolizzata dall’organismo e viene eliminata principalmente con le urine.
L’uso della saccarina è approvato dalla FDA degli Stati Uniti ma non dalla Canadian Healath Protection Agenzy. La sensibilità
crociata tra saccarina e sulfamidici (vedi aspartame) è nota, pertanto i soggetti allergici ai sulfamidici non dovrebbero
utilizzarla. Nei bambini, nutriti con latte dolcificanto con saccarina, sono stati segnalati alcuni casi di ipersensibilità,
le manifestazioni riscontrate sono: ipersensibilità generalizzata, insonnia e altri sintomi neurologici (ipertonia,
strabismo); i sintomi diminuiscono quasi completamente sospendendone l’uso. L’American Medical Association raccomanda di
limitarne l’uso nei bambini e nelle donne in stato di gravidanza. Alcuni studi hanno evidenziato che la saccarina nel
ratto, somministrata in dosi superiori all’ 1% in peso, può provocare cancro alla vescica. Altri studi hanno dimostrato
che i meccanismi che provocano la comparsa del tumore nel ratto non possono essere applicati alla nostra fisiologia,
evidenziando che non vi sono, nell’uomo, correlazioni dirette di comparsa del tumore e assunzione di saccarina. È possibile
che la saccarina possa promuovere tumori in presenza di altre sostanza carcinogene. La saccarina in alcuni rari
casi può determinare: manifestazioni allergiche, orticaria, prurito, dispnea, diarrea, tachicardia ed eruzioni
cutanee con papule. In attesa di ulteriori studi, che possano definitivamente chiarire tutte le correlazioni tra
tumore alla vescica e assunzione di saccarina, e consigliabile non superare la dose di 0-2,5 mg/kg.
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