La dieta Lipetz

La dieta Lipetz prende il nome dal suo inventore, Philip Lipetz, un noto medico di San Francisco, che ha condotto molte ricerche sul DNA e sull’invecchiamento. Lo stesso medico aveva dei problemi di sovrappeso ‘resistente’, ovvero faticava a trovare il peso forma sebbene si sottoponesse a diete anche molto rigide. Lipetz scelse quindi di studiare gli alimenti e la loro correlazione con l’apporto calorico, scoprendo che non tutte le calorie sono ‘ingrassanti’, ma ve ne sono alcune di positive e di indispensabili per la salute delle persone. Egli raccolse i suoi studi nel volume The Good Calorie Diet (La dieta delle buone calorie), pubblicato nel 1994 e ancora oggi considerato come un volume importante del settore della dietologia internazionale.

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Lipetz si occupo’ per primo di studiare a fondo ciò che noi chiamiamo l’effetto ‘yo-yo’, quindi di analizzare perché il corpo ingrassa dopo la dieta dimagrante, quando si ricominciano a introdurre alimenti diversi. Secondo il medico ciò non dipende dai grassi o dai lipidi, ma dalla memoria genetica e dall’indice glicemico degli alimenti. Il corpo è programmato per ‘fare scorta’, ovvero per sopravvivere nei momenti di carestia, quindi tende ad accumulare depositi ricavati dai cibi che hanno un più alto indice di glucosio. Ecco quindi spiegato perché si formano gli accumuli di adipe nel corpo quando si ricominciano a mangiare certi alimenti, in quanto la causa va ricercata nella memoria genetica che mira alla sopravvivenza dell’essere umano.

Alla luce di questi studi, Lipetz ha diviso i cibi in base all’apporto calorico buono e a quello negativo e ha dato vita ad un’alimentazione, chiamata Dieta Lipetz, che si divide in tre fasi. Nella prima fase, che dura due settimane, viene richiesto di mangiare a volontà alimenti che possiedono solo calorie buone, che possono essere letti nel volume, e di evitare quasi totalmente le proteine animali. I cibi ‘cattivi‘ a detta di Lipetz sono infatti quelli che contengono molti grassi e proteine animali, ma anche il tofu, i prodotti da forno, le bevande alcoliche, tutti i cibi e le bevande dolcificate, la frutta secca o sciroppata, i contorni e le carni cotte e molto grasse.

Nella seconda fase delle dieta, è possibile reintrodurre gradualmente le proteine animali, ma senza mai associarle ai carboidrati, mentre dopo due mesi è possibile mangiare anche carne diversa e introdurre qualche alimento che ha calorie cattive, ma dando sempre la preferenza alle calorie buone. Si tratta di un piano alimentare apparentemente elaborato, ma che nella realtà si presenta piuttosto semplice e che può aiutare le persone che faticano a perdere peso con un piano alimentare ben definito, ma al contempo sano e sicuro per la salute.

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ValeriaM

Informazioni sull'autore
Laureata in Filologia Classica, da sempre appassionata di scrittura e copywriting. Classe 1989, ama leggere, andare al cinema e a teatro, allevare cani e gatti e mangiare i biscotti di Bellagio.
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