L’equisedo fa bene al sangue

L’equisedo o coda cavallina è una pianta dall’aspetto piuttosto particolare. Si tratta di una pianta piuttosto primitiva e spontanea, frequente nei luoghi umidi e ombrosi un poco in tutta Italia. Dell’equisedo si raccolgono solo i rami dei fusti sterili, a partire da primavera fino a tutto l’inverno. Questi rami si riuniscono a mazzi e si mettono ad essiccare a testa in giù. A essiccamento avvenuto si separano i rametti del fusto centrale conservandoli in sacchetti, oppure si polverizzano conservandoli in barattoli.

Usato già nell’antichità , solo all’inizio del nostro secolo venne valorizzato e preso in considerazione, sia dal punto di vista clinico sia farmacologico. Negli anni ’30 il dottor Gibelli ha scoperto l’azione emopoietica (promuove la formazione delle cellule del sangue). Studi successivi hanno poi confermato che il succo della pianta riscaldato oltre i 50°C perde le proprietà emopoietiche, mettendo in evidenza, quindi, una stretta relazione tra questa proprietà e la vitalità della pianta- saponina, tannino, resine, alcaloidi, potassio, ossido di ferro e vitamina C. Grazie a queste sostanze l’equisedo ha proprietà emostatiche e cicatrizzanti; è impiegato con successo anche come diuretico, remineralizzante e antianemico. Per uso esterno è utile contro le emorroidi, le emorragie nasali e le varici.

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