La tiroide

Mangi sempre le stesse cose, ti muovi come prima, ma la bilancia segna qualche chilo in più; nonostante hai cercato di ridurre le calorie, il tuo peso continua “inspiegabilmente” ad aumentare.

Se ti rivedi in questo copione, non sottovalutare il fatto che i tuoi problemi di linea potrebbero essere causati da un disturbo alla tiroide; il problema ha un nome ben preciso: è l’ipotiroidismo.

L’IPOTIROIDISMO

In caso di ipotiroidismo, la ghiandola lavora meno di quel che dovrebbe, producendo una minore quantità di T3 e di T4 (due ormoni tiroidei che regolano il metabolismo e sono prodotti sfruttando lo iodio che si incamera con l’alimentazione); quando questi ormoni diminuiscono, l’organismo è meno attivo nel trasformare i nutrienti in energia, con il risultato che si brucia di meno e si tende, nel tempo, ad ingrassare “inspiegabilmente”.

All’inizio l’organismo cerca il compensare il malfunzionamento della tiroide aumentando la produzione di TSH, un ormone grazie al quale la tiroide continua a mantenere stabili le quote di sostanze brucia-grassi.

In questa fase, il metabolismo funziona bene, e l’iniziale defit tiroideo può venire allo luce solo se si effettuano gli esami del sangue. E’ per tale motivo che, occorre fare periodicamente un minicheck alla tiroide dal medico di base, con una visita specialistica all’endocrinologo in caso di sospetto ipotiroidismo (controllo obbligatorio ogni anno se ci sono già stati casi analoghi in famiglia).

Non è necessario sottoporsi ad esami complessi o dolorosi, in quanto è sufficiente il prelievo del sangue per il dosaggio del TSH, del FT4 e del FT3: in caso di ipotiroidismo, il TSH è più elevato della norma, mentre l’FT4 è diminuito. Questi test vanno poi associati anche alla ricerca degli anticorpi anti-tireoperossidasi e a quella degli anticorpi anti-tireoglobulina.

LE CAUSE

In generale, l’anticamera dell’ipotiroidismo è una tiroidite, cioè un’infiammazione della ghiandola; l’organismo produce “erroneamente” anticorpi che attaccano la tiroide, distruggendo le cellule della ghiandola e rallentandone le sue funzioni.

Si tratta di un’infiammazione “nascosta”, perchè no provoca quel rigonfiamento del collo che funge da campanello  d’allarme.

I SINTOMI

L’aumento del peso corporeo è solo uno dei sintomi dell’ipotiroidismo nascente. Antri segni sospetti possono essere:

  • eccessiva stanchezza;
  • avere il morale a terra senza nessun motivo: secondo uno studio dell’Università del Nordh Carolina, infatti, le donne colpite da questo disturbo alla tiroide soffrono tre volte di più rispetto al resto della popolazione femminile di depressione lieve, e i disturbi all’umore sono il primo campanello d’allarme;
  • difficoltà di concentrazione;
  • improvvisa stitichezza;
  • ciclo improvvisamente irregolare: quando gli ormoni della tiroide diminuiscono, aumenta la prolattina, un ormone che modifica la secrezione delle gonadotropine dell’ipofisi, gli ormoni che regolano l’attività dell’ovaio, con il risultato di avere ritardi o anticipi.

LE CURE

Oggi, individuata e curata, questa malattia può essere risolta brillantemente attraverso l’assunzione di farmaci a base di levotiroxina, un ormone sintetico identico a quello prodotto naturalmente dalla tiroide; si tratta di una terapia ormonale le cui dosi vanno personalizzate.

Alla cura farmacologica, va associato uno stile alimentare corretto: è bene, pertanto (anche per smaltire i chili di troppo), consultare un dietologo per analizzare le proprie abitudini e stilare una dieta equilibrata.

Per chi soffre di ipotiroidismo, inoltre, fondamentale è l’attività fisica: nuovo, bicicletta, camminate a passo sostenuto… l’importante è dedicare almeno 30 minuti al giorno al movimento. In particolare, un’attività fisica di media intensità permette di produrre quote ideali di adrenalina, ormone che aiuta a bruciare meglio perchè fa innalzare leggermente la temperatura del corpo.

CONSIGLI ALIMENTARI

Ti indichiamo, alcune piccole attenzioni da tenere a tavola:

  • la quota ideale di iodio è di 5 grammi al giorno; ben venga pertanto il sale iodato al posto del classico sale da cucina. Anche i prodotti ittici (in particolare il merluzzo, il dentice, la sogliola, i crostacei e i molluschi) sono una fonte insostituibile di iodio: è bene consumare 3-4 porzioni a settimana. Utile in piccole dosi anche il formaggio grana e almeno 2 uova alla settimana;
  • non escludere nessun tipo di carne nel timore che possano contenere ormoni tiroidei;
  • non eccedere nel consumo di cavolfiore, cavolo, verza, broccoli, rape, crescione e senape, in quanto contengono tiocianati, sostanze che inibiscono la captazione dello iodio da parte della tiroide.

L’IPERTIROIDISMO

L’ipertiroidismo è il contrario dell’ipotiroidismo: la ghiandola lavora più del dovuto e si tende a dimagrire. Per ripristinare il giusto equilibrio ormonale devono essere assunti farmaci a base di metimazolo, che intervengono riducendo la sintesi degli ormoni da parte della tiroide.

All’inizio della terapia, i medicinali utilizzati possono far ridurre la produzione di ormoni al punto da innescare l’ipotiroidismo; per questo, nella prima fase della cura è importante monitorare con frequenza il dosaggio del FT3, dell’FT4 e del TSH ed equilibrare le dosi del farmaco fino a raggiungere quelle ottimali.

In alcuni casi, può essere necessario utilizzare temporaneamente anche la levotiroxina, al fine di ribilanciare la secrezione degli ormoni tiroidei.

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